In vigore dal primo gennaio 2013 le norme Ue sui pagamenti, ma le costruzioni sono escluse

Costruzioni escluse dal testo di recepimento della direttiva Ue sui pagamenti. Il testo del Dlgs che è stato portato fuori sacco in Consiglio dei ministri, esclude il settore delle costruzioni da tutti i contratti e transazioni commerciali. Nel testo di entrata nel Cdm, manca infatti un espresso riferimento al settore dei lavori pubblici, in mancanza del quale l’intero comparto economico vien di fatto escluso dall’applicazione. La controprova sarebbe la mancata abrogazione delle norme sui pagamenti contenute nel codice appalti e riferite proprio ai lavori.Quanto al primo punto, fanno notare dei tecnici di un’associazione confindustriale, per includere il settore delle costruzioni si sarebbe dovuto leggere nel testo un inciso di poche ma fondamentali parole: l’inciso è quello che si legge nell’undicesimo “considerando” che introduce il testo delle Direttiva Ue 2011/7, là dove si dice che l’applicazione «dovrebbe anche includere la progettazione e l’esecuzione di opere e edifici pubblici, nonché i lavori di ingegneria civile». Nessun riferimento esplicito in tal senso si legge nel testo del dlgs (che a sua volta modifica il dlgs 9 ottobre 2002, n. 231 dove il settore delle costruzioni era già stato “dimenticato” dal primo recepimento delle norme europee sui pagamenti.

La conferma che non si tratta di una svista – sottolineano i tecnici – si deduce anche dalla mancata abrogazione delle norme che regolano i pagamento sugli appalti pubblici e che sono riportate nel codice appalti. Come si potrebbe ammettere – ragionano i tecnici – la convivenza di due regimi – comunitario e nazionale – in conflitto tra loro?
Dunque, il recepimento delle norme, sempre secondo il testo entrato in Cdm, sarebbe parziale per l’Italia, con la clamorosa esclusione del settore delle costruzioni.

Tra le novità del testo si prevede per il primo gennaio 2013 l’entrata in vigore delle nuove norme. Escluso quindi tutto il pregresso. L’applicazione si estende «ad ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale», salvo, come si diceva, gli appalti di lavori. Esclusione esplicita per i «debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore, comprese le procedure finalizzate alla ristrutturazione del debito» e i «pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno, compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore». Il termine di pagamento, fissato in 30 giorni, può diventare 60 giorni, sia per i contratti tra privati (prevedendo in questo caso anche termini più lunghi, se concordati tra le parti) sia per i contratti con le pubbliche amministrazioni. Si può concordare di effettuare un pagamento rateale. Per quanto concerne gli interessi di mora, si prevede che per i contratti tra privati possano essere stabiliti interessi legali di mora o interessi a un tasso concordato tra le imprese. Per i rapporti tra imprese e pubblica amministrazione, è previsto l’obbligo di corrispondere «interessi legali di mora», cioè un tasso che non può essere inferiore al tasso legale (tasso Bce maggiorato dell’8%).

La protesta dell’Ance
«Faccio appello al governo affinché renda esplicito, in fase di recepimento, che la Direttiva Europea sui ritardati pagamenti della Pa includa anche il settore dei lavori pubblici. L’esclusione delle costruzioni sarebbe inaccettabile per un settore che sta vedendo morire le sue imprese a causa delle inefficienze dello Stato». Queste le dichiarazioni del Presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, al termine dell’audizione in Senato sul decreto crescita 2.
«L’Europa ci ha chiesto un recepimento totale della Direttiva europea che impone il termine del pagamento della Pa in 30 giorni e così ci aspettiamo che sia».
«Su questo punto si gioca il futuro di migliaia di imprese che aspettano da mesi una soluzione al problema sia per lo stock presente che per i crediti futuri – continua il presidente dell’Associazione costruttori – confido in una scelta saggia che non tagli fuori il settore delle costruzioni dal circuito dei pagamenti nei termini previsti dalla direttiva».